Gay & Bisex
NUDO ALLA CONSEGNA 3
29.04.2025 |
819 |
2
"Aziz lo sollevò di peso e lo portò in salotto, con la forza ruvida di chi non vuole più frenarsi..."
Qualche settimana dopo...Il telefono di Aziz squillò mentre era a casa di Giò, distesi sul divano, nudi sotto una coperta leggera, le gambe intrecciate, la tv accesa senza volume.
Era sua moglie.
«Aziz. Torna. Subito.» La sua voce era piatta. Fredda. Ma non arrabbiata. Peggio: era lucida.
Aziz sentì il cuore gelarsi. Guardò Giò, che gli accarezzò piano la schiena, silenzioso.
Poi si vestì in fretta e corse a casa.
Le luci erano spente. I bambini da una vicina.Sul tavolo, il cellulare della moglie. Aperto. Con le foto.
Una, in particolare: Aziz e Giò abbracciati. Sorridenti. Si baciavano in mezzo alla strada, senza nemmeno accorgersene.
Lei non urlò.
Non pianse.
Si limitò a fissarlo per lunghi secondi, come se stesse guardando un uomo che non conosceva più.
«Da quanto dura?» chiese infine.
Aziz abbassò lo sguardo. «Da un po’. Ma... non è solo sesso.»
Silenzio.
«E lui?»
«È gentile. Vero. E mi fa sentire me stesso.»
Lei inspirò piano. Chiuse gli occhi.
Poi si alzò, andò in cucina e si versò dell'acqua. Bevve a piccoli sorsi. Quando tornò, lo guardò con una calma che lo spezzò.
«Non ti odio, Aziz. Anzi. Forse è proprio per amore che ti dico questo: tu non puoi più vivere qui. Non così. I bambini ti vedono spegnerti ogni giorno. Io ti vedo. Sei sempre stato buono con me, ma non felice. E adesso lo capisco.»
Fece una pausa. Poi aggiunse, con la voce che tremava appena: «torno in Marocco. Con i bambini. Da mia madre. Hanno bisogno di un posto sereno. Di un padre che sappia chi è. Anche se non sarà vicino.»
Aziz cercò di parlare. «non volevo ferirti…»
Lei lo fermò con un gesto. «Lo so. Ma è successo. E adesso devi scegliere. Vuoi vivere secondo le regole degli altri… o vuoi vivere davvero?»
Pochi giorni dopo, la vide partire all’aeroporto, il velo che le copriva il viso rigato di lacrime, i figli che gli correvano incontro per l’ultimo abbraccio.
Aziz pianse, per la prima volta davvero. Ma in quelle lacrime c’era anche qualcosa di diverso: gratitudine. Per quella donna che lo aveva amato così tanto da lasciarlo andare.
Quando Aziz rientrò in casa, senza dire una parola, Giò era in cucina con un bicchiere di vino in mano, lo sguardo che si alzò lento verso di lui. I loro occhi si incollarono. Aziz chiuse la porta. Le mani lungo i fianchi. Gli occhi che bruciavano.
Giò non disse nulla. Lasciò il bicchiere sul tavolo, camminò verso di lui.
I corpi si trovarono a pochi centimetri. La tensione tra loro era elettrica, carnale. Antica e nuova insieme.
Aziz gli prese la nuca con una mano sola e lo baciò. Non fu un bacio dolce. Fu un bacio pieno di fame, di bisogno, di liberazione.
Giò aprì la bocca subito, gemette piano, si aggrappò a lui come se lo stesse aspettando da sempre.
Le mani iniziarono a viaggiare, febbrili.
Aziz lo sollevò di peso e lo portò in salotto, con la forza ruvida di chi non vuole più frenarsi.
Lo buttò sul divano, lo guardò. «Voglio vederti. Tutto.»
Giò si spogliò lentamente, sapendo che ogni gesto stava incendiando Aziz. La camicia cadde prima, poi i jeans, poi i boxer.
Aziz restò un attimo fermo. Come a imprimersi quella visione dentro. Poi si denudò anche lui, con una fame più forte della paura.
Le loro pelli si cercarono, si strinsero, si strusciarono.
Aziz si inginocchiò tra le cosce di Giò, lo baciò sul petto, sul ventre, leccò il fianco fino all’osso dell’anca.
«Sei mio,» sussurrò.
«Lo sono sempre stato,» rispose Giò, tirandolo verso di sé.
Lo prese con la bocca, con lentezza, con devozione. Aziz gemeva, le dita nei suoi capelli, i muscoli tesi.
Poi, con uno scatto, lo fece girare. Giò si inginocchiò sul divano, il culo offerto, tremante di desiderio. Aziz lo baciò lì. A lungo.
Lo leccò, lo preparò con calma. Giò si piegò in avanti, affondando il viso nei cuscini, mugolando, aprendo le gambe ancora di più. Poi Aziz entrò. Piano. Profondo. Un solo gemito, un solo fiato spezzato. I corpi si unirono con ritmo lento, carnale, continuo.
Aziz si piegò su di lui, lo abbracciò da dietro mentre lo prendeva, le labbra sul collo, il petto contro la sua schiena sudata.
«Ti amo,» gli sussurrò all’orecchio.
Giò si voltò, lo baciò con la lingua, tra le spinte. «Anch’io.»
Rimasero così a lungo, ondeggiando insieme, uniti, persi. Quando vennero, fu insieme. Aziz urlò il suo nome, Giò tremò in ogni fibra. Caddero sul divano, incastrati, i corpi ancora uniti, i cuori impazziti.
Per un lungo momento, ci fu solo il silenzio. Poi il respiro. Poi la pace.
Aziz lo guardò negli occhi. «Ora posso vivere davvero.»
Giò sorrise. Lo baciò sulla fronte, sulla bocca, sul petto. «Ora puoi amarmi.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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